Puglia, regione divisa tra Primitivo e Negramaro

La Puglia è una delle regioni di maggior rilievo dal punto di vista viticolo. Tra i suoi vigneti troviamo alcuni dei vini più rappresentativi della nostra produzione enologica. Uno dei vini simbolo della regione è il Primitivo che prende il nome dall’omonimo vitigno e continua a conquistare sempre più appassionati. Il Primitivo, da sempre considerato un vino potente per via della sua struttura, è il vino più rappresentativo della regione grazie al quale il mondo ha conosciuto la Puglia. Profumi, corpo e grado alcolico hanno fatto in modo che il Primitivo in passato fosse usato prevalentemente come vino da taglio ma grazie alla caparbietà e all’orgoglio di molti  produttori, oggi troviamo meravigliose etichette di Primitivo in grado di soddisfare le esigenze più disparate. Indagini svolte da parte di ampelografi sul DNA del vitigno, hanno dimostrato che il Primitivo corrisponde allo Zinfandel coltivato in America, soprattutto nello stato della California. Le origini, però, pare siano dalmate dove è conosciuto col nome di “Plavac Mali”. Secondo alcuni ampelografi, potrebbe essere arrivato in Italia dalla Dalmazia e successivamente in America per via della migrazione italiana verso il “nuovo mondo”.

C’è un altro vino, però, che in questi ultimi due anni sta riscuotendo interesse e incuriosisce gli appassionati: il Negroamaro.

Un vitigno di provenienza greca il cui nome potrebbe derivare dai termini dialettali “niuru” e “maru”, “nero” e “amaro”, per indicare il colore scuro dell’uva e la spiccata tendenza amarognola del vino. Il Negroamaro vive di un momento di grande interesse da parte degli appassionati di vitigni autoctoni e di originalità territoriali. Un vino dal tannino fine e dal tipico cipiglio amarognolo facile da abbinare a piatti di carne.

Di seguito una sintesi sui due vini

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Primitivo

  1. Il nome Primitivo, deriva da un termine, forse, dialettale per indicare la maturazione precoce del vitigno, rispetto ad altre varietà pugliesi.
  2. Si caratterizza al naso per i profumi di frutta rossa e nera tendenzialmente maturi cui unisce sentori di spezie. In bocca è di corpo, profondo e avvolgente.
  3. Il Primitivo di Manduria diventa DOC nel 1974. La zona di produzione è definita nei territori dei comuni di Taranto e Brindisi in cui è consentita la coltivazione delle uve. E’ prevista anche la versione “riserva”.
  4. La temperatura di servizio consigliata è tra i 16/17 gradi. Ed è meglio abbinarlo ai formaggi stagionati, alle carni saporite o alla cacciagione.
  5. In Italia si chiama Primitivo, in Dalmazia porta il nome di “Plavac Mali” e in America, invece, è Zinfandel.

Negroamaro

  1. Si coltiva nelle aree di Lecce, Brindisi e Taranto.
  2. Ama i climi caldi, siccitosi ma ventilati, importante per un vitigno che soffre del problema delle muffe. Non a caso il clima della Puglia è particolarmente adatto al Negroamaro.
  3. Al naso è fruttato con ricordi di frutta a bacca nera. Si riconoscono ribes, more e mirtilli. Al palato finezza tannica e sapidità con un finale amarognolo tipico.
  4. La Denominazione d’Origine Controllata “Negroamaro Terra d’Otranto” è nata nel 2011. Si trova anche nelle versioni spumante, rosato e riserva.
  5. Denominazioni dove il Negramaro è protagonista sono: Leverano Doc, Copertino Doc, Galatina Doc, Matino Doc, Nardò Doc e l’Alezio Doc.

 

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