Il vino dell’antica Roma, le basi della cultura vinicola.

A cura de Az.Agr. Mocine. Azienda Toscana rappresentata dall’enoteca Vineria Fornace.

Il vino, come sappiamo dalle testimonianze lasciateci dalla Storia, ha origini antichissime ed ha sempre accompagnato le grandi civiltà che si sono susseguite nei tempi. Parlando della nostra penisola, la cultura del vino risulta saldamente legata al territorio. Già nel V secolo a.C, infatti, questa era denominata dai Greci con l’appellativo “ονοτρία”, terra del vino, per sottolineare la vocazione delle nostre terre a questa tipologia di coltivazione. Prima dell’Impero Romano si presume che fossero già presenti coltivazioni di viti sul territorio di origine autoctona e coltivate in maniera selvatica. Grazie ai Romani, che a loro volta si rifecero a ciò che gli fu tramandato dal mondo etrusco e da quello greco, si applicò per la prima volta una coltivazione di carattere intensivo tracciando, così, i primi dettami agronomici riguardanti la coltivazione della vite e la produzione di vino che portava ai primi terrazzamenti drenanti capaci di conservare la giusta umidità ed evitare accumuli d’acqua e alla disposizione delle piante in filari.

Ma il vino dei Romani com’era?

Il vino nell’antica Roma fu frutto dei suoi tempi, intriso dei gusti e delle tradizioni dell’epoca, qualitativamente non paragonabile a quello odierno. Rifacendoci a ciò che Columella, nel suo “De rustica” del I secolo tramanda, apprendiamo gran parte del ciclo produttivo del tempo. Secondo quanto scritto la vendemmia si effettuava su grappoli ben maturi e portati in cantina attraverso l’utilizzo di ceste. Sulle uve che risultavano non aver raggiunto a pieno la maturazione veniva effettuata una raccolta separata per produrre vino destinato al consumo degli schiavi. Il mosto che risultava dopo la raccolta veniva dunque messo nei “dolia”, ossia anfore di grandi dimensioni solitamente di terracotta, quest’ultime venivano tappate ed interrate per ¾ della loro altezza. La fermentazione non controllata e per questo motivo la gradazione alcolica dei vini poteva variare di molto. Per ovviare a questo problema i romani effettuavano dei tagli mescolando vini più alcolici con altri meno forti oppure addizionando miele o altri aromi. Raramente il vino veniva filtrato, risultando spesso denso come una sorta di melassa. Ciò infatti era un’attività da nobili, i soli che potevano permettersi di diminuire la quantità della bevanda per ottenere una qualità maggiore. Infine, la conservazione del vino spesso non era in grado di mantenere le sue qualità organolettiche, ossidandosi e spesso prendendo note acetose.

TUTTI I DIRITTI SONO RISERVATI. QUALSIASI RIPRODUZIONE, ANCHE PARZIALE, SENZA AUTORIZZAZIONE SCRITTA È VIETATA.


Lascia un commento

search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close